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racconti
d'estate: un
esercizio di fantasia per raccontare gli amori estivi.
3.
Una nuova vita (terza parte)
Negli anni seguenti, ripensando a quei momenti, ai suoi capelli neri, ai suoi grandi occhi e a quel sorriso che
si arricchiva dell’allegria della sua anima, si chiese spesso se non fosse stato troppo arrendevole.
Ripensava a lei e tutte le volte la ritrovava lì, immutabile nella
propria memoria. In particolare ripensava ai capelli di lei, gli sembrava stessero li ad urlare quanta energia esplosiva nascondeva dietro un espressione sempre pacatemente radiosa. Il suo seno poi, a stento contenuto nelle sue camicette, ti faceva capire che non ti stavi sbagliando, che come in un vulcano, la sua irrefrenabile femminilità tracimava in una cascata multiforme di riccioli neri su quel petto prorompente ed esplosivo.
Forse la situazione richiedeva una forza ed un’energia che lui non aveva avuto e che gli aveva impedito di combattere.
Forse aveva avuto solo paura di sentirsi rifiutato, ma non per eccessivo orgoglio o per incapacità di rinunciare al proprio ego, solo e semplicemente per la paura di soffrire; proprio non sarebbe riuscito ad ascoltarla mentre gli diceva
più di una volta che nel loro destino non c’era un futuro insieme.
Cercò solo di vivere una vita diversa.
Per un po’ pensò anche di esserci riuscito, era giovane e brillante, e se anche lui non capiva bene perché, era simpatico alle donne.
Ma evitò accuratamente di essere sincero con loro.
Furono gli anni delle notti con gli amici, delle bevute e dell’essere sempre presente, ovunque ci fosse una festa, una “storia”, ovunque fosse di “tendenza”. Erano le notti da
"una notte sola", delle donne in due, perché era divertente raccontarselo dopo, e lei, quella che stava con loro, non contava proprio nulla.
Poi era venuto il lavoro, e lui ci si era buttato a capofitto, la sua città gli offriva occasioni, era la città degli affari e del jet set,
era così abbagliata da quel mondo che quasi i suoi concittadini non si accorgevano
neppure ci fosse il mare.
Ora anche per lui quella città non aveva il mare...
Quando poteva invece, prendeva la sua moto e si recava in un villaggio di pescatori dove ritrovava la sua dimensione. Il paese era molto cambiato negli ma solo li ritrovava ancora il suo mare.
Il mare.
Era la sua immensa donna, nel quale si tuffava come per abbracciarla per lunghe nuotate. E lei.... lei lo accoglieva sempre.
Ora era quasi un politico, un manager degli enti pubblici che non amava la politica e si era illuso di rimanerci dentro per cambiarla, per costruire di nascosto un mondo migliore.
Erano passati trentacinque anni. Anche quell’illusione era svanita e lui
era diventato come gli altri
Le donne che erano venute dopo non avevano cancellato quella antica emozione, e quel rimpianto di non avere fatto abbastanza per evitare di perderla. Aveva
avuto una amica al suo fianco per molti anni, una da “tempesta ormonale”, che non era ne moglie ne
amante. Ogni tanto facevano l’amore come a suggellare la propria amicizia,
o più probabilmente per dare sfogo a qualche istinto, ma in genere condividevano solamente un destino da lupo solitario.
continua....
la seconda volta
carlo
bruno
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