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racconti
d'estate: un
esercizio di fantasia per raccontare gli amori estivi.
2.
L'incontro (seconda parte)
Tanti anni prima l’aveva incontrata sulla spiaggia perché aveva accompagnato due sue amiche che erano passate a trovarlo. Il suo viso color oro faceva risaltare un sorriso che da solo avrebbe fatto
innamorare. Aveva dovuto sforzarsi per parlare con le sue amiche perché l’attenzione, il pensiero ed il suo sguardo fuggivano senza controllo nella sua direzione. Aveva colto l’occasione al volo e le aveva invitate tutte e tre
a cena.
Quella sera rimase senza fiato, non avrebbe mai dimenticato le sue gambe sinuose accavallate che spuntavano da un tailleur bianco... mozzafiato!!
Si erano poi rivisti e, naturalmente, lui l’aveva corteggiata, ma era stata lei ad avere scelto, e lui si chiedeva ancora cosa aveva fatto sì che ciò succedesse, se lo era chiesto un po’, ma poi si era sentito appagato che ciò fosse successo e smise di chiederselo. Avevano condiviso tanti pensieri e tante emozioni, ma era stato quello?
In effetti avevano parlato a lungo aprendosi vicendevolmente il cuore e, anche dopo che si erano lasciati, si erano scambiati ancora qualche lettera. Lui le conservava ancora ed ogni tanto le ripescava dal suo cuore e le rileggeva. Sorrideva....
In effetti tutto sembrava tenerli uniti, la passione per il mare, immenso, assolato e buio, placido e tempestoso, al tramonto e di notte. Si ritrovavano in silenzio per sentirne l’odore, e per questo entrambi amavano la spiaggia poco prima del tramonto, con i bagnini intenti a mettere in ordine ciò che l’uomo aveva devastato di giorno, con i pescatori che scrutavano il mare per capire i pericoli di una sera da passare in barca.
Ed i gabbiani. Intenti a preparare per se il pasto serale.
Lei, come lui, amava la sensazione di fresco e risposo che avverti dopo le assolate ore della giornata, con i giardinieri che abbeverano la terra dopo l’arsura, con l’odore dell’erba bagnata ed il profumo degli oleandri.
Avevano parlato dei loro sogni, del bisogno di stare con la gente e di esprimere la loro fantasia anche quando avrebbero lavorato.
Avevano fatto sogni...
Entrambi amavano i colori, i suoni e l’arte espressa anche nei mille gesti di tutti giorni, come quello di preparare un piatto gustoso. E soprattutto mangiarlo. Amavano le medesime cose, e lui
ormai amava lei visceralmente.
Ma lei smise di amare lui.
Ricordava ancora i pochi attimi in cui lui l’aveva finalmente sentita vicina, alla luce della luna, nel silenzio, unico compagno ancora il mare, che, distratto, giaceva insieme a loro. Il cuore batteva forte per l’emozione, lui era li a baciarla ed ancora non riusciva a credere che fosse vero.
E la paura.
La paura che arrivasse qualcuno li a scoprirli. Più che paura trepidazione.. Le due sensazioni si alternavano e si rincorrevano da non riuscire quasi più neanche a distinguerle, il cuore sembrava scoppiare, ma ad entrambi piaceva quella forte emozione di amore e di timore, timore perché lei non doveva essere
là. Altri affetti l’avrebbero dovuta tenere lontana; lui aveva avvertito qualcosa di eccezionale, che non aveva più dimenticato, ed era convinto, o sperava, che anche lei avesse condiviso così in quel momento, quei pensieri.
Ebbe solo il coraggio di baciarla e di accarezzare con delicatezza il suo seno, ebbe l’impressione di aver fatto così piano che lei forse neanche se ne era accorta, era così emozionato da aver paura che qualche gesto brusco potesse interrompere la poesia di quel momento, e si muoveva come un bambino in un mondo incantato.
Come era dolce la curva del suo seno sotto le mani..
Poi l’addio, doloroso, struggente, e la voglia di urlare che non era giusto, che non era possibile.
Ed invece si.
continua....
"una nuova vita"
carlo
bruno
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